Bolognistan Report #01

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L’immaginario inviato del favoloso sultano del paese di Gardex informa il suo sovrano sulle strane abitudini degli abitanti di Bologna.

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Vostra Divina Altezza Sarjahan Gardexi,

Caput Mundi, Califfo dell’Epoca, Padshah glorioso come Jamshed, Circondato da schiere di Angeli, Ombra di Dio sulla Terra, Rifugio e Protettore della Vera Religione, Discendente della Casata di Timur, il più Grande tra gli Imperatori, il più Possente tra i Re, Imperatore degli Imperatori, Sultano tra i Sultani,

Se trovo l’ardire di arrecare disturbo alla Vostra augusta meditazione nella celeste reggia di Gardex è per una questione di grande importanza per la sicurezza ed il benessere dello stato. Memore della infinita sete di sapere di Vostra Altezza circa gli usi e costumi delle popolazioni barbare dei faranghi che vivono nelle terre di Rum, il Vostro servitore ha iniziato da alcune lune una delicata missione di studio culturale nelle lande inospite e selvagge del velayat del Bolognistan, con grave nocumento per la sua salute fisica e spirituale. Quanto segue è primo – segretissimo – rapporto frutto delle prime osservazioni sulle idiosincrasie di queste genti bizzarre.

A passeggio

Quando i bolognesi escono a passeggio innanzitutto commettono l’imprudenza di non essere accompagnati da una nutrita schiera di arbakai armati fino ai denti come è costume per ogni gentiluomo dabbene nelle nostre terre. Anche passando sopra una simile leggerezza, c’è un altro aspetto del costume di queste genti tribali che non può che provocare ribrezzo in un cortigiano coltivato nelle arti della calligrafia, poesia e musica quali è comune incontrare nei vostri augusti palazzi. I bolognesi di ogni estrazione e condizione sociale, uomini e donne, imberbi e vegliardi, dalla signora ingioiellata al giovane saponofobo punkabbestia, amano andare a passeggio con uno o più cani al guinzaglio. Esemplari di tutte le razze e varietà possibili di questa immonda specie: molossoidi o rattiformi, irsuti o glabri, siberiani sudati, dogos senza pampa, pechinesi spocchiosi.

Prima di trarre affrettate conclusioni, tuttavia, uno studio scientifico deve seguire una metodologia rigorosa senza lasciarsi condizionare da pregiudizi e stereotipi. Mentre tendiamo a pensare che lo stadio di sviluppo di queste genti, specie per quanto riguarda la scienza, sia ancora primitivo, alcune recenti osservazioni potrebbero portare ad una revisione profonda di questa ipotesi di lavoro. E’ ben noto che i più brillanti scienziati e saggi del Vostro regno da tempo immemore hanno dedicato considerevoli sforzi allo studio e comprensione del linguaggio animale, con risultati – mi sia consentito – solo parzialmente soddisfacenti. Ebbene, sembra che i barbari faranghi di questa città abbiamo scoperto il segreto del linguaggio dei cani. In più di una occasione li ho osservati mentre rivolgono la parola ai loro compagni di passeggio, chiamandoli per nome, informandosi del loro stato di salute o se qualche pensiero turbi la loro anima canina.

I bolognesi tengono in altissima considerazione i loro compagni canini e li accudiscono con cure amorevoli. Basti pensare che quando il cane defeca sulla pubblica via, i bolognesi più coscienziosi e socialmente responsabili, dimostrano tutto il loro affetto per il proprio cane raccogliendone le composite puzzolenti escreta a mano, seppur con l’ausilio di appositi strumenti, per poi depositarle in speciali contenitori la cui destinazione finale resta per ora misteriosa.

Nonostante questi barbari comportamenti, il quadrupede da passeggio facilita immensamente la socializzazione. Il vostro servitore per esempio ha assistito nella piazza di Santo Stefano ad un incontro tra un distinto signore di mezza età e una signora grondante oro e mascara, entrambi preceduti dal loro scodinzolante prefisso. Fissando compiaciuta l’altrui animale la donna attacca discorso: “Oh, ma che begli occhioni che ha, è un maschietto o una bimba … come la mia?” Da questo incipit, la conversazione si snodò con grande abilità – questo servitore deve ammettere – come in una commedia degli equivoci, in cui non era immediatamente evidente chi parlava a chi di che cosa (cane a umano, umano a cane, umano a umano, cane a cane?) come in un gorgo i cui flutti puntavano tuttavia con naturale determinazione verso un vortice che questo servitore non osa nominare per non turbare la divina grazia Vostra.

Alla luce di queste osservazioni, considerando che la chiave per aprire la porta della società bolognese è evidentemente pelosa e canina, tenuti in conto i grandi benefici che una compagnia canina arrecherebbe alla sua sua vita sociale, beninteso nel superiore interesse della missione affidatagli, questo servitore richiede umilmente la Vostra benedizione e autorizzazione affinché l’imperial-sultanale cinodromo di Gardex invii al più presto un levriero di pura razza all’indirizzo in calce.

Indegno di baciare la Vostra pantoffola,
Il Vostro servitore obbedientissimo
Qfu